IL SUPER-ADATTOIDE
di Giorgio Lavagna
Una puntualizzazione: l’ordine in cui le storie di questo numero sono disposte corrisponde alla successione con cui sono uscite negli USA. L’Annual dei New Avengers va infatti letto fra NEW AVENGERS 20 e 21. Permettetemi di abbandonare provvisoriamente il tono distaccato del curatore Marvel, così che possa descrivervi il Super-Adattoide come lo conobbi. Sì, ho un numero sufficiente di anni tale da ricordarmi di lui. Si scontrò una prima volta con i Vendicatori, ma non era ancora pronto: infatti, si chiamava semplicemente Adattoide. Ma la seconda volta fu molto più temibile. Gigantesco (grazie al potere di Giant-Man), freddo e verdastro, imitava contemporaneamente i costumi e i poteri di tutti i Vendicatori. Ed era un robot, quindi inarrestabile, privo delle debolezze tipiche delle passioni umane, quelle passioni che motivavano i supercriminali e che spesso erano la causa della loro disfatta. Il Super-Adattoide era un progetto all’AIM, acronimo che sta per “Avanzate Idee Meccaniche”. A me, ancora bambino, quella sigla faceva pensare a una setta di primi della classe malvagi, freddi tecnici secchioni senza cuore. Anche allora c’erano cattivi che mi parevano ridicoli (chi avrebbe mai potuto prendere sul serio Pete dal Secchio di Colla?) e altri che, invece, mi parevano potessero rappresentare una seria minaccia. Ma erano veramente pochi quelli che facevano davvero paura. Trovai quel Super-Adattoide assolutamente spaventoso. Il fatto che adattandosi assumesse gli attributi degli eroi mi pareva una cosa bizzarra, surreale e ignobile. Ho passato qualche notte agitata per timore del Super-Adattoide… un essere color verde metallico e con la maschera di Occhio di Falco sul volto lucido come un rubinetto cromato, come un enigmatico manichino di De Chirico o, peggio, come uno degli esseri senza volto che popolano gli incubi di Salvador Dalì. Probabilmente non fui l’unico ragazzino a subire il sinistro effetto dell’Adattoide: anche Brian Michael Bendis deve aver visto qualcosa di particolarmente perverso in quel personaggio, tanto che per crearne una versione moderna ha voluto usare come materia prima una ragazza bellissima e sfortunata, una bellezza sfigurata nel corpo e nell’anima. Il nuovo Adattoide non è (non era) un freddo robot, ma un essere umano disperato di cui si potrebbe persino provare pena. Ma simpatia no, non credo. Loki può essere simpatico, a volte; persino Victor Von Doom (almeno quando non è morto o creduto tale) può ispirare qualche sentimento positivo… ma, per favore, non l’Adattoide.
Il matrimonio di Luke e Jessica conclude la lunga storia d’amore iniziata in modo un po’ sconcertante sul primo volumetto di ALIAS, la serie che B.M. Bendis e Michael Gaydos firmavano nel 2000 per MAX Comics, la linea “for mature readers” che la Marvel aveva appena lanciato. All’epoca nessuno avrebbe mai creduto che quella relazione avrebbe potuto portare a un figlio e tantomeno a delle nozze. Luke aveva già una compagna. Jessica si era legata a Scott Lang, lo sfortunato Ant-Man (ucciso poi da Scarlet nel corso di Vendicatori Divisi). Il rapporto con Luke rinacque dopo la chiusura di ALIAS, sulle pagine di THE PULSE, serie non più “per adulti”, ma sempre molto adulta, che abbiamo seguito su L’UOMO RAGNO. Lieto fine per Jessica e Luke, dunque, nonostante l’Adattoide e i complotti dell’Hydra, ma subito dopo i Nuovi Vendicatori scoppiano. La storia che vede Capitan America e Falcon scegliere la clandestinità contro l’Atto di registrazione dei superumani getta un’ombra minacciosa sugli sposi novelli. In un senso o nell’altro, Luke e la sua famiglia dovranno prendere posizione, ma qualunque sarà la scelta che faranno, la loro casa, i loro amici, il loro mondo non esisterà più.
Il seguito fra trenta giorni…
Da THOR 97 - APRILE 2007













